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“Togli quel tablet!”. I tempi giusti per le nuove tecnologie

“Togli quel telefono!”. “Tempo scaduto per la Play Station!”. Oramai espressioni così sono entrate nel lessico delle famiglie. I media digitali fanno parte della quotidianità di tutti e coinvolgono tutte le generazioni, non solo adulti e ragazzi, ma anche i più piccoli, quindi risulta difficile anche dare il buon esempio. La guardia deve restare alta, soprattutto per chi ha con telefonini, tablet e ogni altro strumento tecnologico una relazione frutto del nostro tempo, che investe tutti gli ambiti della loro vita.

Non solo il gioco, ma anche le relazioni sociali e le modalità di apprendimento e sviluppo. L’immediatezza e la portabilità di tablet e smartphone, in particolare, determinano una precocità tale da far parlare di “generazione touch”. E questo dipende dal fatto che la maggior parte di loro vede gli adulti usare quotidianamente smartphone e tablet: ormai tutti ne hanno almeno uno.

Questi strumenti sono sempre a portata di mano per giocare, vedere video e fotografie, ascoltare musica, leggere storie, controllare le previsioni meteo. Per i piccolissimi è una rivoluzione che permette di fare esperienze che solo poco tempo fa erano impensabili. Si pensi alle barriere linguistiche o semplicemente legate ai device: vere e proprie macchine del tempo e dello spazio, verrebbe da dire.

Insegnare un utilizzo corretto

Di fronte a questo scenario, la mediazione dei genitori è fondamentale. Una prima riflessione va fatta sulla alfabetizzazione digitale, che non può essere lasciata al caso, ma va accompagnata per accrescere la consapevolezza. E’ bene spiegare cosa ci sia dietro ogni messaggio. Non può essere certo la la baby sitter, né tantomeno un fratello ad accompagnarli in questa scoperta.

Non si può lasciarli da soli davanti allo schermo, perché la possibilità di saltare da un contenuto all’altro genera pericoli che non devono essere sottovalutati. Nel percorso di alfabetizzazione c’è un aspetto importante da considerare: non mancano ad esempio molte app didattiche di qualità, che divertono e insegnano, nell’ottica dell’entertainment. Queste applicazioni possono trasformarsi in valide esperienze di apprendimento. Con un’avvertenza: molti genitori optano per le app gratuite, che non sempre, però, rispondono a criteri di qualità.

Attenzione massima è da prestare poi alle pubblicità e ai pop up: ormai tutte le tecnologie garantiscono il parental control, che va utilizzato per evitare che compaiano contenuti sconvenienti o violenti. Importantissimo è osservare e ascoltare nella loro forma spontanea, ingenua, le modalità con cui i più piccoli interagiscono da soli e in presenza di un adulto con gli strumenti tecnologici. Le loro diverse modalità possono raccontare molto.

Quanto tempo è giusto trascorrere. O non trascorrere…

E’ giusto dare un limite? Cosa cambia in termini di qualità dell’esperienza se il tempo trascorso davanti allo schermo è frutto di una condivisione tra il bambino e l’adulto? Il tempo passato con smartphone e tablet a quali attività sottrae tempo? Di quali tempi ha bisogno un bambino per imparare apprendere? Sono tante le domande che ogni genitore si pone. La media di utilizzo di questi strumenti supera una volta al giorno, ed è sotto gli occhi di tutti. Ogni navigazione supera la mezzora.

Ma cosa cercano i piccoli? Soprattutto cartoni animati, filmati girati dai genitori. Meno tempo viene dedicato all’ascolto della musica, ai giochi e alla lettura di storie digitali. I dispositivi touch stanno quindi ai nativi digitali come il televisore stava alle “vecchie” generazioni. Una sorta di televisori portatili, ma che promettono una facilità di fruizione ben maggiore.

Sempre e dovunque possono essere consultati. E qui viene da fare un’altra riflessione: se gli schermi touch vengono usati come televisori portatili viene meno una delle principali potenzialità, quella della interattività. Questo vuol dire perdere l’occasione di connettere tra loro modalità cognitive, e subire invece tutti i danni derivanti dall’iper esposizione allo schermo.

La prima volta davanti a un tablet

Ma quando iniziano per la prima volta a prendere in mano un telefono? Prima di un anno, nonostante lo scetticismo di molti. Perché una cosa è dire cosa si pensa e l’altra resistere alla tentazione di un baby sitter sempre a disposizione. Se ci si mette poi l’evidenza che dovunque la tendenza è questa, è chiaro che limitare l’uso dei dispositivi è come voler contenere il mare in un secchio: è impossibile, ma quantomeno si può provare a contenerlo. Dando ad esempio delle regole, da subito.

La confusione è dei grandi

Di fronte all’utilizzo dei dispositivi touch, gli adulti sono spesso confusi e si presentano anche deboli, finendo per cedere alle richieste. Serve il giusto equilibrio tra lasciar fare e non essere troppo rigidi. I genitori sono divisi tra il desiderio di tutelare la crescita e lo sviluppo dei propri figli e la necessità di trovare soluzioni immediate e facili al problema di contenere e distrarre i bambini nella quotidianità.

Quanti possono ammettere che, pur preoccupati per i possibili danni derivanti da una precoce e frequente esposizione alle tecnologie digitali, hanno poi ceduto per godersi una cena tranquilla? Non è detto poi che il grado di “digitalità” dei genitori sia direttamente proporzionale alla correttezza delle regole nei confronti dei piccoli. Nel dibattito in corso c’è chi ritiene giusto anticipare quanto più possibile i piccoli alla tecnologia, per non trovarsi poi indietro in una società multimediale.

Quel che rischia di mancare è poi la consapevolezza, perché gli strumenti non sono tutti uguali. L’esposizione alla tv la fa comunque ancora da padrone e questo va considerato nel bilancio complessivo dell’uso che si fa dei nuovi strumenti.

La dieta del tablet

Come in un regime alimentare, anche la “dieta digitale” deve essere equilibrata, nella composizione dei cibi mediatici da somministrare ogni giorno. Oltre alla quantità, è importante la qualità de tempo da trascorrere: calmare i bambini con smartphone e tablet può sembrare utile al momento, ma è controproducente sulla crescita. Non è evidentemente così che si impara a controllare le proprie emozioni e a gestire le frustrazioni.

La tecnologia fa socializzare?

Le opinioni sono discordanti. E’ chiaro che un ragazzino che sta chiuso in casa tutto il giorno davanti al device sarà isolato dalla comunità, e l’indigestione è assicurata. Ma è anche vero che rispetto alla tv, che lancia messaggi unidirezionali, le tecnologie digitali offrono spazi di socializzazione e interazione, ma le modalità sono ancora tutte da esplorare. Come dire: i nativi digitali, da adulti, forniranno tutte le evidenze del caso.

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