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Se si inciampa sul linguaggio può essere ora del logopedista
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Se si inciampa sul linguaggio può essere ora del logopedista

I disturbi del linguaggio interessano un bimbo italiano su dieci in età prescolare e il sei per cento di quelli che frequentano i primi anni della scuola d’infanzia. Che cosa vuol dire disturbo del linguaggio? E’ una categoria che include situazioni che possono essere anche molto diverse tra loro. Si va dalla produzione delle parole alla loro comprensione, o a entrambe le cose e che possono essere associate o meno ad altri disturbi di tipo sensoriale, cognitivo e relazionale.

Che cos’è la logopedia

L’etimologia della parola deriva dal greco λόγος, logos “parola” e παιδεία, paideia “educazione”. E’ la disciplina che si occupa dello studio, della prevenzione, della valutazione e della cura dei disturbi della voce e del linguaggio, della comunicazione, della deglutizione e di eventuali disturbi cognitivi connessi.

La disciplina della logopedia

La logopedia è una disciplina complessa. Si occupa dei disturbi del linguaggio e della comunicazione, sia isolati sia all’interno di quadri clinici più complessi come nel caso di disabilità intellettive, malattie neurologiche congenite e acquisite (come le sindromi genetiche o la paralisi cerebrale infantile), la sordità e la sindrome dello spettro autistico.

Questi disturbi possono interessare il versante espressivo, cioè la produzione del linguaggio, sia quello ricettivo, cioè la comprensione del linguaggio. Nei casi più gravi entrambi gli ambiti.

I disturbi più frequenti trattati con la logopedia

Tra i disturbi più frequenti, citiamo i disturbi delle funzioni orali, come la suzione e la deglutizione e l’alimentazione. E ancora, i ritardi e i disturbi del linguaggio: dalle semplici difficoltà di articolazione, ai disturbi dell’organizzazione fonologica e grammaticale e le balbuzie.

Chi è il logopedista

Il logopedista è l’esperto nell’educazione e nella rieducazione di tutte le patologie che provocano disturbi della voce, della parola, del linguaggio orale e scritto ed eventuali handicap comunicativi.
Il logopedista ha un titolo universitario abilitante e deve essere iscritto al relativo Albo Professionale, del quale è tenuto a osservare le normative giuridiche e deontologiche.

Quando inizia un problema del linguaggio

Il momento di approfondire, arriva quando il bambino tra i due e i tre anni ancora non parla, o parla male. I genitori, a quest’età, normalmente si rivolgono a uno specialista. Vediamo qui qualche riferimento utile per capire quando portare il bambino dal logopedista.

Il linguaggio del neonato

Per farlo, approfondiamo come funziona lo sviluppo del linguaggio in un neonato. Lo sviluppo di questo linguaggio dipende da bambino a bambino. Bando allora ai confronti con i figli di amici e parenti. Ognuno ha i suoi tempi. C’è chi a un anno e mezzo già dice le prime paroline e chi a due anni ancora non dice “mamma”. Non è questo che deve far accendere un campanello d’allarme.

Come riconoscere allora l’esistenza di un problema legato allo sviluppo del linguaggio del neonato?

I parametri per capire se un neonato sta crescendo bene anche dal punto di vista dell’apprendimento del linguaggio, sono legati ad alcuni fattori che si possono sintetizzare. In generale, intorno ai due anni di età, un bambino dovrebbe conoscere il significato di almeno cento parole e saper formare frasi di sole 2 parole anche se di tipo figurato. Prendiamo il caso della “pappa” della “nanna” del “bau bau” e così via.  A 30 mesi poi dovrebbe già essere in grado di produrre frasi formate da tre o più parole.

Il linguaggio dai tre anni di età

Intorno ai tre anni, lo sviluppo del linguaggio aumenta. In questo momento il piccolo dovrebbe essere in grado di comprendere il significato di un grande numero di vocaboli e di usarli correttamente.

Se quindi fino ai tre anni il bambino ancora stenta ad articolare frasi di senso compiuto, non è ancora il momento di preoccuparsi. Dopo questa età, possono però cominciare a essere individuati i primi campanelli d’allarme, che possono portare i genitori a consultarsi con uno specialista.

Vediamoli.

  • Il bimbo a un anno di età non si mostra interessato, oppure sembra non comprendere nessuna delle parole che gli rivolgono gli adulti.
  • Il bambino a due anni non sa utilizzare e non conosce il significato di almeno dieci parole.
  • Il bambino a trenta mesi non è ancora in grado di formulare frasi formate da almeno due parole insieme.

Quando portare il piccolo dal logopedista

Nel caso di disturbi del linguaggio, una diagnosi precoce può rivelarsi preziosa per le scelte che si assumeranno successivamente.

L’età in cui è solitamente consigliato portare un bambino a fare una visita logopedica è intorno ai quattro anni: in questa fase infatti dovrebbe essere in grado di pronunciare correttamente tutti i suoni della sua lingua madre.

Anche in questo caso ci sono dei campanelli d’allarme che una mamma e un papà che possono essere facilmente individuati soprattutto quando il bambino non va ancora a scuola.

Come già fatto in precedenza, vediamo i campanelli d’allarme legati a questa fase di sviluppo del piccolo.

  • Il bambino sembra non capire quando gli si indica di fare qualcosa.
  • Ha problemi a pronunciare il suono di alcune lettere.
  • Inverte le sillabe all’interno delle parole.
  • Non ha una buona coordinazione motoria.
  • Nel disegno è molto indietro rispetto agli altri bambini della sua età.
  • È balbuziente o ha problemi di deglutizione.

Altri segnali da osservare dopo che il bimbo avrà iniziato la scuola

Una volta iniziata l’età scolare, i campanelli d’allarme sono ancora più evidenti. Si va dalla difficoltà a leggere, agli errori ortografici frequenti. E ancora, non riesce a fare semplici calcoli matematici o li fa con grande difficoltà. Il piccolo ha poi difficoltà a imparare le poesie o le tabelline a memoria. Quando scrive o parla ha un vocabolario molto limitato o usa alcuni termini in modo scorretto. Infine, ha poche capacità di attenzione e concentrazione. Tutti questi campanelli d’allarme in età prescolare e scolare, se presenti, dovrebbero indurre ogni genitore a valutare la possibilità di consultare uno specialista del linguaggio.

Come avviene la diagnosi di disturbo del linguaggio

Alla diagnosi di disturbo di linguaggio del logopedista viene affiancato il supporto di uno psicologo e di un neuropsichiatra infantile, i quali somministrano al bambino test e questionari standardizzati per comprendere il livello di sviluppo psicomotorio, linguistico e comunicativo del bambino.

Una vera e propria equipe che lavorerà a stretto contatto col piccolo per individuare il tipo di disturbo del linguaggio di cui è affetto e di escludere eventuali altre patologie collegate.

I principali disturbi del linguaggio

Sono suddivisi in due categorie. Disturbi del linguaggio di tipo espressivo, che riguardano la formulazione di parole e frasi, la lettura e la scrittura e possono essere associati a disturbi specifici dell’apprendimento (disgrafia, dislessia) o alle balbuzie. E disturbi del linguaggio di tipo recettivo, che riguardano invece la comprensione e possono essere legati a problemi di udito o sordità parziale.
Altre patologie e simili, che talvolta possono essere collegate ad un disturbo del linguaggio e averlo provocato, sono la malocclusione dentale o difficoltà di deglutizione infantile, i disturbi dello spettro autistico, un deficit neurologico o cognitivo e un disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività.

Quando il bambino parla poco o si esprime male

A volte bastano poche sedute di logopedia. Quando un bambino non parla o non si esprime bene spesso questo infatti spesso è da riferire a un ritardo semplice del linguaggio, che non corrisponde a una vera e propria patologia, che richiederebbe un intervento più ampio, ma di un ritardo nell’apprendimento di alcuni suoni.

Come trattare i disturbi del linguaggio

La logopedia viene spesso associato a momento molto stressante per il bambino. Ma il trattamento del disturbo del linguaggio in età pediatrica prevede invece una serie di esercizi che servono a stimolare e attirare l’attenzione del piccolo paziente attraverso il gioco.

Come si articolano le sedute di logopedia

Si parte dagli esercizi di respirazione per proseguire con i giochi, con le tessere tipo memory, che aiutano a stimolare la memoria e l’attenzione. E ancora: puzzle e costruzioni, ritaglio o disegno di figure. E poi ci sono i giochi fonetici.
Ovviamente ogni professionista segue il proprio metodo e spesso prima di concentrarsi sul linguaggio vero e proprio potrebbe anche occuparsi di stimolare lo sviluppo di altre competenze utili, come la memoria, l’attenzione, la respirazione.la deglutizione e la corretta pronuncia dei suoni fonetici.

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