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L’enuresi notturna si può trattare. Tutti riconquisteranno il sonno

L’enuresi notturna, cioè la pipì a letto, è un fenomeno molto diffuso, non sempre affrontato con le giuste attenzioni dai genitori. Bagnare il letto la notte, oltre i cinque anni di età, può diventare un disagio per il bambino. E questo problema va affrontato nel modo giusto. Stiamo parlando di disagi non solo pratici, come la necessità di lavare continuamente biancheria e avviare lavatrici quotidiane. L’enuresi interrompe il sonno e provoca nel piccolo sonni e notti agitate.

Che cos’è l’enuresi?

L’enuresi notturna avviene quando il bambino rilascia senza volerlo pipì mentre dorme. Un fenomeno fisiologico fino a cinque anni. Ma oltre quell’età, va monitorato attentamente. Allarmarsi non è necessario: questa condizione accomuna molti infanti, e le soluzioni non mancano. Sui principali canali di ecommerce, come vedremo, esistono delle soluzioni meccaniche che faranno tronare il sorriso a tutti: genitori e bambino.

Quanto è frequente l’enuresi notturna

Come abbiamo detto, il fenomeno interessa molti. Per avere un’idea: tra i cinque e i dieci bambini su dieci, di sette anni di età, soffrono di questo disturbo. E il problema può trascinarsi anche oltre, fino all’adolescenza. Quando non anche fino alla maturità.

Le cause

Le cause dell’enuresi possono essere diverse. Uno è dovuto alla possibilità che il piccolo abbia necessità di fare più pipì del normale, perché ne produce molta durante la notte. Oltre a questa ragione potrebbe esserci una vescica più piccola della norma. Infine, la difficoltà di svegliarsi e alzarsi quando c’è lo stimolo di vescica piena. Una sorta di pigrizia che aggrava la condizione. Per guarire si può partire da qui.

L’enuresi non è un disturbo psicologico

La “pipì a letto” non discende da problemi psicologici. Ma chi ne soffre, corre il pericolo di avere difficoltà relazionali e personali come conseguenza di questo disagio. Ne va della sicurezza in sé stessi, dell’amor proprio e della fiducia che si aspetta -o meno- dagli altri. L’enuresi notturna va insomma trattata nel modo giusto. Innanzitutto affrontandola con il pediatra.
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L’enuresi può essere ereditaria?

La risposta a questa domanda è “sì” in sette casi su cento. In questa categoria rientra chi ha almeno un familiare che sia stato interessato da piccolo da questo disagio. Non si sa ancora se c’è un gene specifico che provoca l’enuresi. La ricerca su questo è in corso.

Come si manifesta l’enuresi notturna?

Il consiglio è di approfondire prima di tutto se possano esistere problemi di vescica. Poi, per comprendere se il bambino è interessato da enuresi notturna è bene affidarsi ad alcuni segnali. Uno di questi è legato al fatto che il bambino che di notte debba fare pipì non riesca a svegliarsi. Ovvero, sebbene abbia la vescica piena, il suo risveglio sia incompleto. Può sembrare che si svegli, perché fa scatti o movimenti improvvisi. Ma in realtà continua a dormire. Come già detto in precedenza, un problema di vescica può essere anche legato a una disfunzione della vescica, che magari ha una maturazione non completa o tardiva.

Una vescica non pienamente funzionante non si riempie completamente rispetto a quanto dovrebbe. Riconoscere disfunzioni della vescica non è difficile. Se il bambino va spesso in bagno, o anche se, al contrario ci va troppo poco, sono segnali evidenti di questo problema. E ancora: quando i bambini, pur andando a fare pipì, ne fanno poca o se le mutandine sono bagnate.

Non sempre questo disturbo compare subito. Se nel primo caso si dice “primaria”, quella tardiva è conosciuta come “secondaria”. E’ questo il caso dell’enuresi che compare all’improvviso, dopo un periodo in cui la funzionalità sembra procedere correttamente. E’ allora da valutare che non si sia di fronte a cause psicologiche e disagi legati a eventi traumatici.

Cosa fare quando c’è l’enuresi notturna?

Per evitare questo fenomeno qualcosa si può fare, non si può solo avere pazienza e pensare che crescendo il bambino sia più collaborativo. Non è questo il problema. Così il piccolo si sente ingiustamente colpevolizzato. Va sensibilizzato, sì, ma senza generare effetti negativi che portano conseguenze psicologiche. Tantomeno i genitori devono farsene una colpa.
La prima terapia è dare fiducia al bambino, aiutandolo a non sentirsi solo nel disagio. Spiegare è la prima regola. Rilassati e collaborativi si può cominciare a trattare il disturbo.

Diagnosticare l’enuresi notturna

I genitori devono tenere innanzitutto sotto controllo l’eventuale incontinenza urinaria diurna. E ancora, la necessità urgente di fare pipì, o le giustificazioni per rinviare a un altro momento questa necessità. Un altro aspetto da non trascurare, come invece spesso avviene, è che molti bambini con enuresi soffrono di stitichezza, altro importante campanello d’allarme. Una volta tolto il pannolino il rischio è di sottovalutare di controllare questo aspetto, che invece non va tenuto sotto gamba.

Una volta chiariti questi aspetti, innanzitutto è bene pianificare una visita dallo specialista. Come abbiamo già avuto modo di spiegare, l’enuresi notturna, nella maggior parte dei casi, non nasce da cause particolari. Prima di arrivare a questa conclusione, però, è bene farsi assistere da un pediatra nel percorso da intraprendere. Spetterà allo specialista il compito di escludere eventuali disfunzioni del sistema nervoso. Lo stesso che controlla il corretto e fisiologico dispiegarsi delle funzioni della vescica. Sono rari casi, ma possono verificarsi, accanto a eventuali problemi anatomici del tratto urinario.

Enuresi e stitichezza

Come abbiamo già accennato, un intestino irregolare non è da sottovalutare. Se il piccolo bagna anche il letto la notte, i fenomeni potrebbero essere collegati. Del resto, è facile comprendere che se l’intestino è pieno, le capacità della vescica di funzionare fisiologicamente sono ridotte. Il motivo? Ha meno spazio. Ecco allora che mantenere un intestino regolare è importantissimo. A volte basta questo per superare il disagio dell’enuresi notturna. Naturalmente la premessa è che non ci siano altri sospetti problemi anatomici e ci si trovi solo davanti a una semplice e frequente enuresi notturna. Si possono risparmiare al bambino altre fastidiose e invasive indagini.

Diagnosticare con l’ecografia l’enuresi notturna

L’ecografia, come gli altri esami non invasivi, sono riservati ai bambini che bagnano il letto la notte, ma non solo. A questo, per giustificarsi un’indagine così approfondita, devono accompagnarsi durante il giorno disturbi legati alla vescica. Come abbiamo detto: il primo passo è rivolgersi al pediatra.

Esistono infatti dei test molto semplici da effettuare, quando non anche sistemi ancora più semplici, come annotare su un diario orario e quantità della pipì fatta. Questo andrà avanti per alcuni giorni di seguito. Quanto ai test, questi serviranno per comprendere quanto l’enuresi dipende dalla difficoltà del piccolo a risvegliarsi e quanto dalla sovrapproduzione di pipì nel corso della notte. Oppure se c’è un problema di funzionamento della vescica.

Il diario per annotare gli episodi di enuresi

Il week end è sempre da preferire per prendere nota dei movimenti e delle situazioni. Confrontando i ritmi, come indicato dal pediatra, con i valori normali rispetto all’età, sarà più facile comprendere quali sono le cause dell’enuresi notturna. Se, cioè, legate alla vescica ad esempio. Il calcolo si fa così: si moltiplicano per tre gli anni del bambino e si aggiunge 30. Così facendo si può valutare se c’è un eccessivo, o troppo raro, numero di minzioni al giorno. Bisogna tener presente che è normale per un bambino fare la pipì tra le 4 e le 7 volte al giorno: 8 sarà troppo e 3  troppo poco.

Come si cura l’ enuresi notturna

Prima di tutto ascoltando e sostenendo. E poi dando buone abitudini, come quella di bere al mattino, di evitare bevande gassate e caffeina il pomeriggio e mantenere regolare lo svuotamento intestinale. E poi le cure sono sostanzialmente due, per l’enuresi cosiddetta “mono-sintomatica”: l’allarme notturno, inserito delle mutandine, che sveglia il piccolo costringendolo ad alzarsi per andare in bagno, e un farmaco che riduce la produzione di urine la notte, il cosiddetto anti-diuretico.

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Si tenda presente che i farmaci per superare il problema della pipì a letto sono più efficaci quando il bambino produce troppa urina di notte: riduce la quantità, per consentire un sonno prolungato.

Perché il bambino non va in bagno

Che cosa accade? Che il bambino con lo stimolo di pipì e con la vescica piena, durante la notte, non si sveglia. Come normalmente dovrebbe accadere. A inibire questa funzionalità è il cervello, che ha difficoltà a ricevere, durante il sonno, lo stimolo di risveglio consentendo al bambino di alzarsi e andare a svuotare la vescica. L’allarme notturno funziona proprio per far associare alla vescica piena lo stimolo di alzarsi.

Funziona così: si inserisce un sensore sulle mutandine, come detto, che stimola un allarme con un forte suono nel momento in cui escono le prime gocce di urina. Purtroppo fratellini che dormono nella stessa stanza si sveglieranno con lui/lei… Il suono dell’allarme sveglia il bambino che può andare così al bagno a urinare.

A quel punto il cervello del bambino enuretico assocerà il suono dell’allarme con la sensazione di vescica piena. E piano piano consoliderà questa abitudine. Anche quando si toglierà l’allarme. L’allarme produce quindi un vero e proprio allenamento del cervello a rispondere al segnale di vescica piena durante il sonno, usando il principio del condizionamento.

Motivare il bambino con enuresi notturna

La chiave di volta di tutto è la motivazione. Il piccolo deve aver ben capito che svegliarsi al suono dell’allarme lo aiuterà a risolvere il problema. Tutti in famiglia saranno chiamati a collaborare. La cura comportamentale e quella educazionale faranno sentire al bambino che qualcuno si sta occupando di lui. Se si sceglie la cura più adatta al tipo di enuresi, un miglioramento in linea di massima si ottiene, e nella metà circa dei casi il bambino smette di bagnare il letto. Senza dimenticare che gli insuccessi possono esserci, e vanno messi in conto, affrontandoli nel modo giusto.

Quando si inizia la cura?

Non ci sono regole: su per giù i sei anni, ma visto che l’età della scuola è delicata, si può decidere di iniziare anche prima dei 5, mettendo in atto un corretto svezzamento dal pannolino e le buone abitudini per la vescica, comportamentali e alimentari.

Quando si toglie il pannolino

Mediamente l’addio al pannolino avviene nelle bambine tra un anno e mezzo e due anni e mezzo. Più tardi nei maschietti: 2,5-3,5 anni di età. Il campanello d’allarme deve quindi scattare se un bambino di quattro o cinque anni di età bagna il letto di notte. Soprattutto se in famiglia ci sono casi.

Si può cominciare a insegnare le buone abitudini, ad esempio invitando il piccolo ad andare in bagno di giorno e non trattenere la pipì, o a comunicare sempre se ci sono problemi ad andare di corpo regolarmente. E ancora a bere un quantitativo di acqua giusto durante il giorno.

Per iniziare un percorso di cura, ma anche di diagnosi, è necessario che ci sia la motivazione di voler risolvere il problema.
La scelta di iniziare può dipendere anche dal disagio del piccolo, che manifesterà insofferenza e si sentirà poco libero di dormire fuori.

Il bambino felice

L’obiettivo è restituire serenità al piccolo. Sperimenterà la gioia di dormire a lungo ed asciutto, la libertà e l’indipendenza di poter trascorrere le notti da un amico. Senza contare la serenità dei genitori, non più alle prese con lenzuola e biancheria da lavare in continuazione. Il sonno migliore sarà assicurato per tutta la famiglia.
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