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Come affrontare il diabete gestazionale per vivere una gravidanza serena

Si chiama diabete gestazionale, e riguarda quelle donne in gravidanza per le quali i livelli alterati di glicemia nel sangue si manifestano o vengono rilevati per la prima volta nel periodo della gravidanza.
E’ una condizione che riguarda 8 gestanti su 100. Nella maggior parte dei casi, il diabete gestazionale va a scomparire alla fine della gravidanza. Ma alcune donne affette da questo disturbo del metabolismo durante la gravidanza sono più a rischio delle altre in futuro. Potrebbe infatti manifestarsi con più probabilità il diabete di tipo 2 quando raggiungono un’età avanzata.

L’importanza di una visita pre-concepimento

Il diabete gestazionale non porta normalmente con sé rischio di aborto o malformazioni, tuttavia il pericolo aumenta nel caso di iperglicemia cronica già presente al momento del concepimento. Può capitare che la donna non lo sappia e lo stesso staff medico ne sia all’oscuro. Ecco perché è molto importante una visita pre-concepimento nel momento in cui la gravidanza è ancora ricercata. Ma nessun allarmismo: anche una donna diabetica può portare avanti gravidanza e avere un parto sereno e senza alcuna complicanza. E’ fondamentale però che prima del concepimento anche la donna perfettamente sana metta in preventivo un consulto medico, oltre che un controllo ben curato dei valori di glicemia nel sangue. Controllo e monitoraggio che deve proseguire anche durante e dopo la gravidanza. Il concepimento, così come i primi due mesi di gravidanza, devono accompagnarsi a un controllo costante dei valori glicemici.

I fattori di rischio del diabete gestazionale

Esistono dei fattori di rischio. Prima di tutto obesità e familiarità con un paziente diabetico. Questi fattori possono aumentare sensibilmente la probabilità di andare incontro a questa forma di diabete.

I sintomi del diabete gestazionale

Come riconoscere il diabete in gravidanza? I sintomi non si manifestano sempre con evidenza. E così, spesso, questo disturbo del metabolismo non viene riconosciuto. Ma niente paura: si può fare un’analisi delle condizioni della donna in dolce attesa, per valutare l’esistenza di valori anomali.

Il campanello d’allarme scatta se c’è aumento ingiustificato della sete, frequente bisogno di urinare, perdita di peso corporeo, disturbi della vista e infezioni frequenti, come cistiti e candidosi.

Qual è la terapia per il diabete gestazionale

La cura del diabete durante la gravidanza si basa fondamentalmente su una dieta che garantisca l’equilibrio calorico necessario alla crescita del feto. Un regime alimentare sano ed equilibrato consentirà di preparare l’organismo materno al parto e all’allattamento. Oltre che ad evitare episodi di ipoglicemia o iperglicemia per l’organismo della madre. Essenziale è poi la pratica dell’attività fisica.

Quando è necessaria la terapia con insulina?

Se, nonostante il regime alimentare prescritto dal diabetologo o dal dietologo, i valori della glicemia dovessero restare al di sopra di quelli ritenuti normali per la gravidanza, sarà necessaria l’insulina.
Nel caso del diabete gestazionale, l’autocontrollo della glicemia è indispensabile: si potrà così tenere sotto controllo l’evolversi della malattia e valutare l’efficacia della terapia.

Quali sono i rischi per la madre e per il feto nel diabete gestazionale

Pur essendo una condizione destinata a risolversi con il parto, se non diagnosticato e curato può portare con sé delle conseguenze, anche gravi, da evitare. Nessun rischio per il feto se la situazione è sotto controllo, ma in caso di diabete gestazionale è comunque importante controllare nel modo adeguato i valori glicemici per evitare complicanze.
Tra queste, la più conosciuta e diffusa è chiamata macrosomia.

La macrosomia

Con questo termine ci si riferisce all’eccessivo sviluppo del feto rispetto alla sua età gestazionale. In questi casi il peso alla nascita supera i 4-4,5 kg. Il motivo di questo eccesso ponderale va ricercato nella grande disponibilità di glucosio (zucchero) legata all’iperglicemia materna. Per le notevoli dimensioni, il feto può incontrare molte difficoltà durante il passaggio nel canale del parto. E il ricorso al parto cesareo diventa inevitabile.

La macrosomia se il parto è naturale

Se il parto è naturale, quindi, per la madre aumentano i rischi di lacerazione vaginale, che può addirittura arrivare a interessare lo sfintere anale. La macrosomia poi espone il bambino a rischio di obesità e sue complicanze tardive (diabete di tipo II, aterosclerosi, ipertensione). Oltre al rischio di emorragie post-partum per la neomamma il nascituro corre un maggior rischio di frattura e distocia di spalla. Al momento del parto c’è poi il rischio per il bambino di subire una crisi ipoglicemica. La ragione è che, essendo abituato a vivere in un ambiente iperglicemico, può risentire della brusca diminuzione degli zuccheri al momento del distacco del cordone ombelicale.

Le altre possibili complicanze del diabete gestazionale

Iperbilirubinemia, ipocalcemia e la sindrome da distress respiratorio: sono in sostanza queste le altre possibili complicanze del diabete gestazionale, al momento della nascita.
Trascurare il monitoraggio del livello di glicemia nel sangue, nel periodo della gravidanza, poi, può determinare complicazioni come l’ipertensione. E ancora determinare l’insorgere di diabete della neomamma, dopo il parto. Come abbiamo già ricordato, le donne che soffrono di diabete gestazionale sono più portate a sviluppare il rischio per lo sviluppo del diabete mellito tipo 2 negli anni successivi. Chi è che rischia di più? Come ricordato in precedenza, fattori scatenanti possono essere, oltre alla familiarità, l’obesità e la distribuzione viscerale del tessuto adiposo.

La dieta in gravidanza

L’impostazione del regime alimentare della donna in dolce attesa, se affetta da diabete, deve considerare, oltre a tutti i principi di nutrizione per la gravidanza, anche le raccomandazioni specifiche per il diabete. Non si può quindi trascurare un’alimentazione sana e variata, adeguata alle esigenze nutrizionali della madre e del bambino. Il detto “mangiare per due” è un mito da sfatare. L’entità delle calorie da assumere in più è in relazione al peso pregravidico: sarà minore per le gravide in sovrappeso, maggiore per quelle sottopeso.

L’aumento ponderale equilibrato in gravidanza

L’incremento ponderale corretto durante la gravidanza può essere quantificato in 10-12kg per le donne normopeso, 14-15 kg per quelle sottopeso e 7-8 kg per quelle obese. In gravidanza è altrettanto importante non ridurre eccessivamente l’assunzione di calorie. La formazione di corpi chetonici conseguente al digiuno potrebbe risultare dannosa all’unità feto-placentare. Come suddividere le calorie nel corso della giornata, tra i vari pasti? Innanzitutto distribuendo l’apporto calorico giornaliero tra pasti veri e propri e leggeri spuntini. Sarà così più facile monitorare e tenere sotto controllo le oscillazioni glicemiche, caratteristiche del periodo di gestazione.

Attenzione, perché l’aumento deve essere graduale. Non più di un chilo nel primo trimestre, mentre nei mesi successivi il peso corporeo può aumentare fisiologicamente di 300-500 grammi a settimana.

Il diabete a tavola

Nessuna restrizione, né regimi punitivi. La dieta per il diabete anche per le donne in gravidanza deve reggersi su alcuni principi cardine, fondamentali per la salute della futura mamma. Vediamoli.

Innanzitutto il controllo glicemico. Poi il raggiungimento e il mantenimento del peso corporeo nella norma. E ancora: la prevenzione e il trattamento dei principali fattori di rischio cardiovascolare. Alla base di tutto c’è il mantenimento di uno stato di benessere, non solo fisico, ma anche mentale. Per farlo è importante che i carboidrati siano assunti con moderazione: non meno di 130 grammi al giorno, ma comunque non più di 300 grammi.

E’ bene che i carboidrati provengano da alimenti ricchi di fibra alimentare. Disco verde a legumi, vegetali, cereali integrali e frutta.

I carboidrati

La nostra energia è molto condizionata dall’assunzione di carboidrati. Questi devono rappresentare quasi la metà del totale delle calorie introdotte (per l’esattezza il 45%). Il pane, come in generale i cereali, quindi pasta e riso, e legumi vanno assunti con regolarità, ma attenzione a limitare il consumo dei carboidrati cosiddetti semplici, cioè quelli presenti in dolci e bevande zuccherate. Le fibre sono essenziali per la donna in dolce attesa. Queste sono contenute in frutta e verdura e garantiscono un importante apporto di vitamine, sali minerali e acqua. La frutta, come vedremo anche successivamente, è ricca in fibre, ma deve essere consumata senza esagerare. Ma soprattutto evitando frutti troppo ricchi di zuccheri, come mandarini, cachi, uva, banane e fichi. Spazio agli estratti di frutta, per variare.

Gli aminoacidi

Le proteine che contengono aminoacidi sono importanti, ma non è necessario aumentarne eccessivamente la quantità. Sono sufficienti 1/1,2 grammi al giorno per chilo di peso, poco più del fabbisogno medio.

La quota energetica derivante dai grassi non deve superare il 30% delle calorie assunte nella giornata.

Meglio i grassi insaturi di origine vegetale, come l’olio extravergine di oliva, rispetto a quelli di origine animale, come il burro. Ma i grassi di origine animale non sono solo nel burro: per limitarne il consumo, meglio dosare con moderazione, a tavola, i salumi e i formaggi. E poi il latte: meglio che sia parzialmente scremato.

La dieta quotidiana

Cinque porzioni al giorno di frutta e verdura. E’ questo il consiglio degli esperti per un regime alimentare equilibrato. Tra le regole, anche quella di variare i colori: il giusto equilibrio a tavola va trovato tra rosso (pomodori), verde (verdura) e arancione (carote, arance).

Se vi piacciono le bibite gasate, meglio optare per quelle senza zucchero, o a base di stevia. Limitare il consumo di alcol, come vino, birra, digestivi e in generale superalcolici. Un consumo moderato, anche quotidiano, può andare, purché si resti nel limite di un bicchiere al giorno per la donna e due per l’uomo. Meglio se sorseggiati durante il pranzo e la cena.

Per variare, come già ricordato, può essere ottimo l’utilizzo dell’estrattore di frutta.

Gli alimenti da consumare occasionalmente

Miele e zucchero, cioccolata, caramelle, dolci raffinati, snack e marmellata. E ancora: prodotti ad alto contenuto di grassi, come burro, lardo, margarine e strutto e così via, e zucchero. Tutti questi cibi vanno assunti con molta moderazione. Cosa si intende per dolci raffinati? Tutte le merendine e gli snack, ma anche i biscotti ricchi di burro, così come anche gelati, torte, paste e cornetti confezionali. Attenzione anche al salato. Primi piatti come lasagne, tortellini, cannelloni, risotti elaborati e preparati con condimenti grassi, come pizze, sostituti del pane con grassi aggiunti e sale vanno assunti con moderazione. Stesso discorso per crackers, grissini, panini all’olio e focacce. Ma anche le patate.
Moderato deve essere anche il consumo di datteri e nocciole, così come di tutta la frutta secca in generale (mandorle, noci e arachidi). Stesso discorso per la frutta sciroppata, così come per i frutti come i fichi che, come anche i cachi, l’uva e le banane, sono più ricchi di zuccheri rispetto ad albicocche, mele e ananas. Moderate il consumo anche di succhi di frutta e sostituite le bevande zuccherate con quelle a contenuto zero di zucchero e estratti di frutta e verdura.

Alimenti da preferire

Vanno preferiti quindi primi piatti semplici con sughi arricchiti da poco condimento. Pasta e riso sono da scegliere nella forma integrale. Si possono condire con pomodoro semplice, ma anche accompagnare con legumi, verdure e pesce. Vanno consumati in quantità moderate. Un’accortezza: evitate di accompagnare due amidacei nello stesso pasto. Ad esempio la pasta con il pane, la pizza con il riso e così via. La frutta va consumata lontano dai pasti, preferibilmente nella versione poco zuccherata, come abbiamo visto sopra.

Le porzioni giuste per ridurre il rischio diabete

È importante fare attenzione a rispettare le porzioni consigliate dagli esperti: anche i cibi sani, in quantità troppo abbondanti, possono far aumentare di peso. attenzione però: anche saltare una porzione può avere delle conseguenze, la comparsa di ipoglicemia, vale a dire l’eccessivo abbassamento dello zucchero nel sangue.

Suddivisione dei pasti

Le calorie tra i pasti nella donna in dolce attesa vanno distribuite in modo equilibrato, prediligendo la maggiore assunzione serale.

Non serve stare con la calcolatrice in mano, ma un’indicazione di massima può aiutare a orientarsi. Per la prima colazione l’assunzione di calorie deve essere pari al 10-15 % di quelle di tutta la giornata. A pranzo si concentrerà il 20-30% e a cena il 30-40%. Non dimenticate i tre spuntini. Per spezzare la fame e attivare il metabolismo potete assumere a metà mattino, metà pomeriggio e prima di andare a letto un frutto o un cibo leggero, che copriranno il restante 5-10% delle calorie totali della giornata.

L’automonitoraggio della glicemia per il diabete gestazionale

Oggi sui principali canali di ecommerce esistono molti modelli e tipologie diverse di glucometri, o misuratori di glicemia. Si tratta di apparecchi portatili, reperibili facilmente e comparabili tra molti modelli grazie agli strumenti messi a disposizione delle piattaforme. Il miglior glucometro è quello più adatto alle esigenze della futura mamma. Vediamo i vari modelli.

Il glucometro basato sul metodo invasivo

E’ il più utilizzato, perché i risultati sono considerati più attendibili. Invasivo perché per la misurazione serve un piccolo prelievo di sangue, da effettuare con il pungidito incluso nel kit. Il sangue verrà messo sulla striscia reattiva e permetterà la rilevazione dei dati.

Il misuratore di glicemia basato sul metodo non invasivo

Chi non ama la puntura, può orientarsi sul modello che non prevede l’utilizzo del pungidito e degli altri accessori compresi nel kit, come le strisce reattive. L’automonitoraggio del livello di glicemia nel sangue avviene grazie a dei sensori che si attaccano sul braccio. L’evidenza del dato, con questo strumento, è immediata.

Il misuratore di glicemia basato sul monitoraggio continuo

Si dice continuo perché i valori vengono rilevati costantemente. Questo può avvenire grazie a un sensore impiantabile nella cute della futura mamma. Un sistema di trasmissione senza fili, poi rileverà i dati da monitorare. Il monitoraggio avviene normalmente sul braccio. Il sensore, che è fisso, consentirà di misurare il livello di glucosio nel liquido interstiziale. E’ anche questo un modo per evitare pungidito e strisce reattive, garantendo comunque dati affidabili al momento della rilevazione.

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